Les Fables de La Fontaine illustrées par Gustave Doré PDF

Please forward this error screen les Fables de La Fontaine illustrées par Gustave Doré PDF cloud1. Il padre, sovrintendente alle acque e alle foreste di Château-Thierry e appassionato lettore di classici, avrebbe voluto per il figlio una vita clericale e quindi lo inserì nel 1641 nella Congregazione dell’Oratorio.


On ne présente plus les Fables de La Fontaine ni les moralités célèbres qui ont fait de ce texte un pilier de la littérature française. La Cigale et la Fourmi, Le lion devenu berger ou encore Le Chêne et le Roseau, cet ouvrage, adapté de l’édition originale de 1867, propose l’intégralité des fables magnifiquement illustrées par Gustave Doré. Ces 43 gravures, spécialement mises en couleurs pour cette édition, sont l’occasion de découvrir ou redécouvrir avec émerveillement les textes de La Fontaine et le travail artistique unique de Gustave Doré.

Nel 1654 pubblicò il suo primo scritto basato su un adattamento dell’Eunuchus di Terenzio. Fontaine scrisse per lui varie opere, come poemi, madrigali, commedie e perfino libretti d’opera. Quando però Fouquet cadde in disgrazia, La Fontaine coraggiosamente prese le parti del suo protettore scrivendo in sua difesa L’elégie aux nymphes de vaux: questo lo fece cadere a sua volta in disgrazia e in gravi difficoltà finanziarie. Frequentò letterati del calibro di Jean Racine, Molière e Madame de La Fayette.

Nel 1683 fu eletto membro dell’Académie Française. Morta la sua protettrice, il poeta, fece pubblica sconfessione dei suoi Racconti e si dedicò a ferventi pratiche religiose. Morì nel 1695 e ricevette sepoltura nel vecchio Cimitero degli Innocenti. Se complessivamente si dimostrò uno spirito perplesso, tipica caratteristica dell’uomo copernicano, solo nelle idee del filosofo Pierre Gassendi riuscì a rintracciare un appagamento ai suoi dubbi, che si concretizzò in una visione comune epicurea, scettica e libertina.

Le favole di La Fontaine perpetuano una tradizione medievale francese di storie comiche e satiriche sui costumi sociali, dove gli attori sono personificazioni di animali. La Fontaine esordì nel 1654 con l’Eunuque, un libero rifacimento del classico di Terenzio, che mescolò la sobria eleganza terenziana alla vivacità della commedia francese. La morte è uno degli elementi ricorrenti nelle Favole, in associazione al diritto del più forte, senza però trascurare il senso di solidarietà e di pietà verso gli infelici. Forse una delle morali complessive delle Favole è l’accettazione completa della natura umana: ad esempio La Fontaine certamente non vuole dare ragione al lupo nella favola celeberrima, però ammette l’impossibilità di salvare l’agnello. Nella seconda raccolta l’influenza di Esopo è meno presente, e gli uomini esibiscono anche in prima persona e senza camuffamenti la loro natura. Inoltre gli scritti si aprono maggiormente alle tematiche politiche e sociali di attualità e non mancano le ispirazioni orientali.

Appare maggiormente evidente la simpatia per i deboli e per gli umili. Ma la peculiarità principale resta la trasposizione dei vizi e delle virtù umani nel mondo animale. In questi anni, oltre alle Favole, l’autore si dedicò a una raccolta giansenista intitolata Poésies chrétiennes et diverses e al poema religioso La captivité de Saint-Malc. Statua di La Fontaine nel giardino del Ranelagh. Salvador Dalí fu ispirato dalla lettura della raccolta delle favole di Esopo e Fedro reinterpretate da La Fontaine per la realizzazione di numerosi disegni e dipinti. Achille e Adolfo Boroli alle Favole di La Fontaine, De Agostini, Novara, 1983, pp. Jean de La Fontaine, Favole di La Fontaine, ill.